La Letteratura: odi et amo degli studenti.

Studiare letteratura è sempre una sfida per noi studenti. Soprattutto per i ragazzi che non perseguono studi umanistici: ricordo che al liceo, la quasi totalità dei miei compagni denigrava e considerava totalmente inutile studiare autori italiani del nostro passato, in quanto sapere che D’Annunzio ha scritto “La pioggia nel pineto” non sarà mai utile nelle problematiche quotidiane o nel lavoro che si andrà a svolgere, soprattutto se si è rinchiusi in laboratori scientifici o dietro a computer a redigere conti bancari. La loro logica non faceva una piega, e difatti che ruolo può assumere lo studio delle poesie nella vita di un economista o di un web designer?

Ciò che i miei compagni, e con loro quasi tutta la popolazione, hanno dimenticato è che l’elemento chiave racchiuso nell’arte, sia essa visiva, musicale o letteraria, non genera conoscenze applicabili nel contesto lavorativo (a meno che non si diventi critici dell’arte: allora sì, credo che sia abbastanza tautologico e necessario conoscere l’universo artistico in toto): l’arte genera bellezza, meraviglia, orrore, muove l’animo e si ripropone all’elevazione dell’uomo verso il cielo e l’infinito. L’arte è il collegamento tra la quotidianità e l’animo umano; l’arte apre gli occhi al celato, rammenta all’umanità distratta che essa nasconde il potenziale infinito del bene e che nel suo cuore vivono emozioni reali, che hanno bisogno di librarsi e di lasciarsi vivere all’infinito.

Studiare la letteratura non è studiare sterilmente la vita di uomini e donne invissuti: essi hanno calpestato la terra, hanno amato, hanno conosciuto le anime e hanno provato ad interpretarle nel modo a loro maggiormente congeniale; la poesia non nasce dal desiderio mirato di far soldi: l’uomo-poeta ha vissuto, ha aperto gli occhi e si è lasciato raccogliere dalle emozioni.

In un incontro di catechesi con i giovani, di cui sono la responsabile, abbiamo parlato dell’amore. Per descrivere un sentimento così grande, così immenso ed infinito, è necessario non cedere al superficiale, alle parole già dette e svilite dai negatori dell’amore, da coloro che odiano e che non sanno impegnarsi nella bellezza: ho scelto una poesia carica difficile ma incoraggiante, di Khalil Gibran:

L’amore non dà nulla se non se stesso,
non coglie nulla se non da se stesso.
L’amore non possiede,
né vorrebbe essere posseduto,
poiché l’amore basta all’amore”

Un testo del genere non può e non deve perdersi tra i tanti post su Facebook o su Twitter, generando meraviglia virtuale ed effimera. Va capito. Bisogna ragionare sul perché l’amore non possiede, e bisogna capire perché l’amore basta all’amore.

Il potere dell’arte è infinito, ma bisogna ricordare di scuotere le anime attraverso di essa: non lasciare che l’arte diventi il fine, perché essa è nata per essere mezzo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...