Relativismo a tutti i costi

Gli episodi di razzismo acceso che si sono verificati nel XX secolo hanno rinvigorito nelle popolazioni europee l’ideologia, già presente ma fino ad allora tacita, dell’importanza della diversità e della consapevolezza della varietà. Siamo un piccolo continente in cui vivono e convivono lingue e tradizioni diverse tra loro; il nostro passato è caratterizzato da continue guerre per la supremazia che hanno visto vincere alternatamente prima l’Italia, poi la Francia, poi la Germania e poi la Gran Bretagna, ora la Spagna, ora l’impero Ottomano. Nonostante inimicizie varie appellate a stereotipi caricati e riprodotti dai giornali, dalla televisione, da tutti i mezzi comunicativi, la creazione di un’unica Comunità Europea ha creato un legame, un’identità comune, e siam diventati tutti cugini, tutti amici, condividiamo gli studi, le conoscenze, il know how, gli idiomi, le tradizioni culinarie.

Accanto alla tolleranza etnica e la comune identità dell’UE, negli anni il sentire illuminista e tollerante ha abbracciato tutti i campi dello scibile, per cui su tutti gli argomenti ogni punto di vista è valido, ogni stile di vita è accettabile, ogni scelta è giusta. Parliamo, dunque, di un relativismo necessario e obbligato, per cui se non lo abbracci sei un razzista, un omofobo, una mente chiusa e ristretta, un ignorante. La politically corrrect si è estesa ovunque: si può scegliere di essere chiunque, per il principio della tolleranze e della libertà di scelta, si può essere uomo o donna, si può diventare ricco o povero, puoi scegliere di essere accogliente oppure di chiudere le porte. Qualsiasi cosa dirai o farai, andrà bene perché tutti possono tutto.

Credo che il concetto sia stato un po’ troppo “scamazzato” e manipolato per consentirci di giustificare ogni nostra azione senza creare scandalo, per poter creare la nuova identità di uomo moderno, così innovativo, così libero, senza leggi, senza controllo, ma con autocontrollo.

Parliamo ad esempio della moda: dagli anni Settanta, circa, la modella proposta dagli stilisti e dalle riviste di moda era una donna magra all’inverosimile, alta un chilometro, bionda accecante per lo più, bianca come un cencio, viso scarno senza imperfezioni. Ragazze e donne hanno guardato i nuovi canoni di bellezza e hanno provato ad imitarli. Eccesso: anoressia e bulimia. Oggi si prova a creare l’opposizione a tale tendenza; si ricercano e si elogiano donne over size, aggettivo gentile per indicare donne grasse. “La donna vera ha le curve”! Certo, vero, non c’è che dire. Ma quali curve? Eccesso: obesità e relative problematiche fisiche.

C’è un appiattimento totale dell’esistenza: non esistono vie di mezzo, non è lasciato spazio alla comunicazione e al ragionamento. Devi schierarti inesorabilmente da un lato o dall’altro, perché dialogare e capire quale sarebbe la strada giusta da perseguire è uno spreco di tempo, energie e soldi.

Analisi del problema, quali sono realmente i fattori che influiscono in un determinato ambiente, quali attori agiscono, chi e cosa muovono le varie parti ed io come posso inserirmi e avere un’idea valida, non superficiale.

Proviamo a non lasciarci sopraffare dalla smodata libertà, proviamo a non applicare una politically correct sbiadita e superficiale: troviamo un punto di vista, un appiglio di verità totale, creiamo un’idea solo nostra, pensiamo con i nostri neuroni, e non lasciamoci inondare da una giustizia di parole creata da altri: SIAMO NOI.

E quando qualcuno in modo irruento proverà ad opporsi alle tue parole, ti criticherà per quello che dici perché forse sei troppo fuori dal pensiero comune, e ti chiederà: “ma chi dice tutte queste cose?”, abbiate (abbiamo noi tutti) il coraggio di rispondere: “IO! Io lo dico, cazzo”.

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